AdnKronos

 

Nell'inchiesta sarebbero coinvolti anche Emanuele Filiberto e Simeone II di Sassonia
Vittorio Emanuele: ''Sono innocente''. Gip: ''Indizi gravissimi''
Il principe dall'alba è nel carcere di Potenza: ''Sono fiducioso di dimostrare l'estraneità ai fatti contestati''. Martedì l'interrogatorio

Nella foto, Vittorio Emanuele di Savoia (Infophoto)Potenza, 17 giu. (Adnkronos/Ign) - Sempre sotto i riflettori l'arresto, avvenuto ieri, di Vittorio Emanuele di Savoia nell'ambito dell'inchiesta della procura di Potenza condotta dal pm Henry John Woodcock. Dal carcere lucano, dove è stato condotto questa mattina all'alba e dove si trovano anche gli altri arrestati, Vittorio Emanuele di Savoia proclama la sua innocenza. ''Sono innocente. Si parla di accuse che non stanno né in cielo né in terra'', sono le parole del principe così come le riferisce all'ADNKRONOS l'avvocato difensore Piervito Bardi che l'ha incontrato oggi. Vittorio Emanuele si dice ''fiducioso di dimostrare l'estraneità ai fatti contestati'' e anche ''del lavoro che i suoi legali faranno''.

I legali, Bardi e Donatello Cimadomo, hanno già avviato istanza al Tribunale del Riesame per l'annullamento dell'ordinanza e per la scarcerazione. I difensori stanno approfondendo gli atti della lunghissima ordinanza di circa 2 mila pagine. Quanto alle condizioni di Vittorio Emanuele, Bardi fa sapere di averlo trovato ''bene, considerando il lungo viaggio e le sue condizioni di salute. Sta reagendo in maniera forte''.

Il gip Alberto Iannuzzi ha comunicato che ''gli interrogatori inizieranno lunedì mentre al 90% Vittorio Emanuele di Savoia sarà ascoltato martedì, entro i termini previsti per l'interrogatorio di garanzia''. Iannuzzi, in un'intervista a 'Skytg24', ha poi sottolineato che ci sono ''indizi gravissimi'' in relazione a fatti ''estremamente allarmanti'' che ''giustificano ampiamente'' l'arresto del principe.

L'inchiesta di Potenza ha suscitato clamore e numerose reazioni. Da più parti è stata evocata la ''giustizia spettacolo''. Parole che il gip non raccoglie. ''I miei commenti sono gli atti - dice all'ADNKRONOS -. I provvedimenti sono il modo più eloquente per rispondere''. Iannuzzi sottolinea che si tratta di un'indagine ''molto complessa'', con ''dati oggettivi e riscontrati'' e sottolinea che ''è assurdo emettere un giudizio, solo perché è stata coinvolta una personalità di rango, prima di leggere il provvedimento e senza avere nessuna conoscenza degli atti''.

Secondo quanto apprende l'ADNKRONOS, la polizia di Potenza ha terminato le operazioni dell'esecuzione dell'ordinanza della Procura di Potenza senza effettuare al momento dei sequestri di beni.

Intanto spuntano nuovi colpi di scena. A quanto apprende l'ADNKRONOS, infatti, nell'inchiesta che ieri ha portato all'arresto del padre sarebbe coinvolto anche Emanuele Filiberto. Al principe sarebbe contestato un episodio relativo a un'incursione informatica mirante a oscurare un sito sgradito a Casa Savoia. ''Sono pronto a venire in qualsiasi momento in Italia - ha detto il principe - non ho nulla da nascondere. Ho sempre vissuto onestamente e non ho mai fatto una 'virgola' di traverso''. Poi al Tg1 afferma: ''Contesto tutte queste accuse, ho piena fiducia nelle istituzioni e nei magistrati italiani, e spero di essere sentito al più presto, perché vivere in una situazione così è impossibile per me e per la mia famiglia''.

Ad assumere la difesa del figlio di Vittorio Emanuele sarà l'avvocato Giulia Bongiorno. Mentre Filippo Bruno di Tornaforte, portavoce del principe Emanuele Filiberto, sottolinea dalla Procura di Potenza di non avere ancora conferma del coinvolgimento del figlio di Vittorio Emanuele nell'indagine.

Anche Simeone II di Sassonia Coburgo Gotha, cugino di Vittorio Emanuele di Savoia, risulterebbe indagato dalla procura di Potenza. L'ex premier bulgaro si sarebbe reso responsabile di istigazione alla corruzione di membri di Stati esteri: l'accusa per lui sarebbe di essersi fatto dare e promettere denaro da Vittorio Emanuele e dall'imprenditore Pierpaolo Cerani per garantire il buon esito di alcune commesse nei settori della sanità e della telefonia in Bulgaria.

Nessun commento da parte del gip Iannuzzi su questi nomi. ''Parlo solo delle persone che hanno ricevuto gli atti'', ha detto il giudice.

Duro il commento invece di Maria Gabriella di Savoia, sorella di Vittorio Emanuele. ''Quanto successo era prevedibile: mio fratello è un credulone influenzabile, che si sarà trovato in questa vicenda a causa di certa gente di cui si circonda, che non è assolutamente di buon consiglio per lui'', ha dichiarato all'ADNKRONOS. ''Non parlo con mio fratello da qualche anno - ha aggiunto Maria Gabriella - ma gli voglio ancora bene; solo che è un irresponsabile, che ha portato il nome della nostra famiglia in questioni penose. Di mio nipote Emanuele Filiberto posso solo dire che è un ragazzino e che non apprezzo ciò che fa nella vita, anche se dice che si occupa di beneficenza; mentre con mia cognata, Marina Doria, non parlo dalla morte di nostra madre''.

Intanto si apprende che il Casinò di Campione d'Italia istituirà entro martedì prossimo una commissione d'inchiesta interna sui fatti. Ne dà notizia il presidente della casa da gioco dell'enclave italiana in territorio svizzero, Matteo Seroldi. Il Casinò, afferma Seroldi, ''esclude qualunque suo coinvolgimento per le vicende che allo stato hanno portato all'arresto di persone del tutto estranee alla direzione della casa da gioco. Rimane inteso che l'obiettivo prioritario sarà quello di tutelare la comunità e i lavoratori di Campione d'Italia''.

Mentre la principessa Yasmin, presidente del Comitato internazionale diritti umani, del Gran Magistero delle Costituzioni federiciane, ha inviato una petizione al presidente della Repubblica Napolitano, a Strasburgo, all'Onu e al Tribunale dei diritti umani dell'Aja, con la quale si chiede che Vittorio Emanuele sia processato in una città italiana più 'neutrale' o da un Tribunale internazionale per legittimo sospetto. ''Non sono monarchica, tantomeno nutro particolare simpatia per Vittorio Emanuele - afferma - ma non posso assistere indifferente al minimo sospetto che il principe possa essere l'agnello sacrificale di un qualsiasi gioco''.

Mastella: ''Auspico la chiusura dell'inchiesta in tempi rapidi''
Giugno 'fatale' per Vittorio Emanuele, 60 anni fa l'esilio oggi il carcere

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Potenza: Principessa Yasmin, No a Vittorio Emanuele Agnello Sacrificale

Roma, 17 giu . - (Adnkronos) - ''Non sono monarchica, tantomeno nutro particolare simpatia per Vittorio Emanuele, ma non posso assistere indifferente al minimo sospetto che il principe possa essere l'agnello sacrificale di un qualsiasi gioco''. Lo ha dichiarato la Principessa Yasmin, presidente del Comitato internazionale diritti umani, del Gran Magistero delle Costituzioni federiciane, che ha inviato una Petizione al Presidente della Repubblica Napolitano, a Strasburgo, all'Onu e al Tribunale dei diritti umani dell'Aja; tale documento chiede che il principe Vittorio Emanuele sia processato in una citta' italiana piu' 'neutrale' o da un Tribunale internazionale per legittimo sospetto.

''E' per questo motivo - aggiunge - che invito il Tribunale di Strasburgo a chiedere, immediatamente, che il processo e la detenzione dell'erede Savoia avvengano in un luogo neutrale. Troppi rancori potrebbero aver studiato, con predeterminazione, un agguato, in un momento almeno sospetto, visto che siamo alla vigilia del referendum. Vittorio Emanuele infatti e' simbolo dell'unita', e distruggere il suo 'totem' significa disgregare l'idea dell'impresa dei mille''.

''Nutro profonda fiducia e rispetto per il valore dei magistrati - conclude - ma supporre che i giudici, non possano sbagliare, anche in buona fede, e' un delirio di onnipotenza che deve rimuovere ogni societa' democratica. Bene si farebbe ad essere prudenti''.



(Mzz/Zn/Adnkronos)

                                                                                                 
Domenica, 18 Giugno 2006

 
Roma
Cortese, tranquillo, un ...
 
Roma

Cortese, tranquillo, un po' provato, ma sereno. Non ha perso l'aplomb regale Vittorio Emanuele di Savoia, anche nell'ambiente tutt'altro che principesco del carcere di Potenza. L'uomo che poteva essere re ha mostrato a tutti nervi saldi. E un pizzico di distacco dal pantano nel quale è finito. Un distacco che non gli ha impedito tuttavia di proclamarsi «assolutamente innocente estraneo a tutte le accuse» durante il colloquio in una saletta del carcere con i suoi legali che lo hanno descritto animato da «spirito battagliero». L'inchiesta che coinvolge Vittorio Emanuele, nata attorno ai nulla osta per i videogiochi dei casinò di Campione d'Italia per poi allargarsi ad altre ipotesi di reato, è scaturita da alcune indagini che hanno rilevato illeciti nella gestione di licenze per i videogiochi in Basilicata collegati anche ad un giro di usura a livello locale. Una giornata, quella di ieri, che ha visto i principali esponenti dell'aristocrazia italiana, esternare opinioni sulla vicenda. Proprio nel Tg1 delle 20 Amedeo d'Aosta, il cugino di primo grado del principe, da anni in disaccordo, ha avuto parole di incoraggiamento per Vittorio Emanuele «persona influenzabile - ha sottolineato - e che non sempre ha avuto buoni consigli», ma è «una persona estremamente buona di fondo».

Molto duro, invece, l'affondo posto da Emanuele Filiberto che, nell'impossibilità di parlare con suo padre, nel primo pomeriggio di ieri sostenenva l'inaccettabilità di «arrestare una persona per interrogarla solo perché residente all'estero». Del resto - ha aggiunto il figlio - «mio padre non risiede in Italia perché per 60 anni è stato costretto all'esilio. Se così non fosse stato, tutto questo oggi non sarebbe successo». È un Emanuele Filiberto più tranquillo, invece, quello che più tardi, al Tg1 della sera racconta le sue sensazioni: la «fiducia nelle istituzioni, nei giudici e nei magistrati». Intanto mentre martedì i magistrati confermano il l'interrogatorio di Vittorio Emanuele, decine di guardie d'onore alle reali tombe del Pantheon, provenienti da diverse parti d'Italia, si stanno dando appuntamento a Potenza, per stare il più possibile vicini a «Sua Altezza Reale». Alcune sono già arrivate nel capoluogo lucano, altri arriveranno nei prossimi giorni. Consensi ma anche tante voci critiche sulla figura del'ex regnante. La Consulta dei senatori del Regno, istituita su impulso di Umberto II nel 1955 per tener viva la migliore tradizione patriottica e civile dell'Italia, ha tenuto a precisare che «il re Umberto II non ha mai riconosciuto valore dinastico al matrimonio tra suo figlio, Vittorio Emanuele, e Marina Doria, né quindi, a loro figlio, Emanuele Filiberto: comuni cittadini in tutto e per tutto».

«Umberto II escluse dalla successione il figlio, Vittorio Emanuele, e quindi anche il nipote, Emanuele Filiberto perché non vide in lui una personalità rispondente alla tradizione di rigore e di rispetto delle norme, a cominciare dalla norme dinastiche, che devono essere la guida morale ed intellettuale di un principe». A sottolinearlo Aldo Mola, storico di casa Savoia, raggiunto telefonicamente dall'agenzia radiofonica GRT.

Oltre ai legali, alcuni che hanno avuto modo di vederlo confermano che il Principe non è sottoposto a particolari restrizioni ma al normale regime carcerario. Vittorio Emanuele divide la cella, con senso di dignità, con un altro detenuto. Una cella che gia da domani vedrà l'arrivo, per una visita, del segretario nazionale della Democrazia Cristiana senatore Gianfranco Rotondi, accompagnato da alcuni parlamentari.

Visibilmente scossa e con il volto triste Marina Doria. La moglie, che ieri a Milano ha alloggiato all'Hotel Baglioni di Milano, ha appreso la notizia che «le ha tolto il sorriso, ma -sottolinea un dipendente, che preferisce restare anonimo- la principessa non si è lasciata andare né a scenate, né a lacrime».«Non sono monarchica, tantomeno nutro particolare simpatia per Vittorio Emanuele, ma non posso assistere indifferente al minimo sospetto che il principe possa essere l'agnello sacrificale di un qualsiasi gioco». Dichiarazione passionale quella della Principessa Yasmin, presidente del Comitato internazionale diritti umani, del Gran Magistero delle Costituzioni federiciane, che ha inviato una Petizione al Presidente della Repubblica Napolitano, a Strasburgo, all'Onu e al Tribunale dei diritti umani dell'Aja; tale documento chiede che il principe Vittorio Emanuele sia processato in una città italiana più "neutrale" o da un Tribunale internazionale per legittimo sospetto.

Salvatore Lordi

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LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO

Elenco titoli
 
  altri reali La sorella Maria Gabriella: non parlo neanche con Marina Doria  

«Mio fratello infanga i Savoia»

Amedeo d'Aosta lo difende: è una persona influenzabile ma buona

Ginevra «Quanto successo era prevedibile: mio fratello è un credulone influenzabile, che si sarà trovato in questa vicenda a causa di certa gente di cui si circonda, che non è assolutamente di buon consiglio per lui». Lo ha dichiarato Maria Gabriella di Savoia, sorella di Vittorio Emanuele, commentando il suo arresto e le vicende che lo vedono coinvolto. «Non parlo con mio fratello da qualche anno - ha aggiunto Maria Gabriella - ma gli voglio ancora bene; solo che è un irresponsabile, che ha portato il nome della nostra famiglia in questioni penose. Di mio nipote Emanuele Filiberto posso solo dire che è un ragazzino e che non apprezzo ciò che fa nella vita, anche se dice che si occupa di beneficenza; mentre con mia cognata, Marina Doria, non parlo dalla morte di nostra madre». «Non penso di venire in Italia, vi ero fino a pochi giorni fa - ha continuato - adesso da Ginevra sto partendo per la Spagna». Tutto ciò che spera la sorella di Vittorio Emanuele è che: «sia dichiarato innocente rispetto alle accuse: le persone si approfittano di mio fratello e lui si comporta nella vita senza neanche realizzare cosa sta facendo». PRINCIPESSA YASMIN: IL PROCESSO IN UN LUOGO NEUTRALE - «Non sono monarchica, tantomeno nutro particolare simpatia per Vittorio Emanuele, ma non posso assistere indifferente al minimo sospetto che il principe possa essere l'agnello sacrificale di un qualsiasi gioco», ha dichiarato la Principessa Yasmin, presidente del Comitato internazionale diritti umani, del Gran Magistero delle Costituzioni federiciane, che ha inviato una Petizione al Presidente della Repubblica Napolitano, a Strasburgo, all'Onu e al Tribunale dei diritti umani dell'Aja; tale documento chiede che il principe Vittorio Emanuele sia processato in una città italiana più «neutrale» o da un Tribunale internazionale per legittimo sospetto. «E' per questo motivo - aggiunge - che invito il Tribunale di Strasburgo a chiedere, immediatamente, che il processo e la detenzione dell'erede Savoia avvengano in un luogo neutrale. Troppi rancori potrebbero aver studiato, con predeterminazione, un agguato, in un momento almeno sospetto, visto che siamo alla vigilia del referendum. Vittorio Emanuele infatti è simbolo dell'unità, e distruggere il suo "totem" significa disgregare l'idea dell'impresa dei mille». AMEDEO D'AOSTA: INFLUENZABILE MA BUONO - Vittorio Emanuele di Savoia «forse qualche volta è stato anche influenzabile e non sempre ha avuto dei buoni consigli ma non credo che abbia mai veramente sbagliato in prima persona», dice Amedeo d'Aosta.

18/06/2006

 
IL TEMPO
Detenzione e processo in una città neutrale
«NON sono monarchica, tantomeno nutro particolare simpatia per Vittorio Emanuele, ma non posso assistere indifferente al minimo sospetto che il principe possa essere l'agnello sacrificale di un qualsiasi gioco». Lo ha dichiarato la Principessa Yasmin, presidente del Comitato internazionale diritti umani, del Gran Magistero delle Costituzioni federiciane, che ha inviato una Petizione al Presidente della Repubblica Napolitano, a Strasburgo, all'Onu e al Tribunale dei diritti umani dell'Aja; tale documento chiede che il principe Vittorio Emanuele sia processato in una città italiana più neutrale o da un Tribunale internazionale per legittimo sospetto. «È per questo motivo - aggiunge - che invito il Tribunale di Strasburgo a chiedere, immediatamente, che il processo e la detenzione dell'erede Savoia avvengano in un luogo neutrale».

domenica 18 giugno 2006

 

 

 

 

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